
Arrone è molto più di un semplice borgo: è un mosaico di epoche, scorci e tradizioni che coesistono in perfetta armonia. Se doveste chiederci di condensare in un’unica immagine l’essenza più autentica di questo affascinante angolo della Valnerina, probabilmente vi racconteremmo della sua capacità di unire la pietra antica e la natura rigogliosa che lo circonda. Ma qual è il momento migliore per mettersi in cammino e lasciarsi conquistar da questa bellezza senza tempo? I mesi estivi offrono una cornice ideale per chi cerca rifugio dal caldo cittadino, immerso nel verde lussureggiante e nella fresca brezza della gola del Nera. Tra giornate piene di luce, serate piacevoli ed escursioni all’aria aperta, Arrone si rivela la meta perfetta per una fuga estiva. Ecco quindi tre esperienze imperdibili da vivere e riscoprire passo dopo passo durante la bella stagione, con lo zaino in spalla.
Addentrarsi nel rione “Santa Maria”
Il rione di Santa Maria rappresenta la parte del borgo cresciuta e sviluppatasi nel corso dei secoli al di fuori dell’antica cinta muraria de “La Terra”, allungandosi ai piedi del colle proprio attorno alla sua imponente Collegiata. Oggi questa zona costituisce il vero polmone dinamico della vita cittadina arronese: qui si concentrano le principali attività commerciali, i piccoli bar di paese e la direttrice stradale che collega il borgo verso le sponde del vicino e suggestivo Lago di Piediluco.
Passeggiando tra le sue vie, la tappa obbligata è la Chiesa di Santa Maria, un autentico gioiello dell’arte umbra la cui prima edificazione risale al XIII secolo, poi ampliata e rimaneggiata nelle epoche successive. La facciata si presenta con una caratteristica struttura a quattro spioventi, impreziosita da tre portali finemente lavorati — tra cui quello centrale, datato 1493 — e affiancata da un imponente campanile seicentesco che domina il profilo del quartiere. Varcarne la soglia significa immergersi in una straordinaria galleria d’arte rinascimentale, dove la struttura a tre navate racchiude capolavori di inestimabile valore. Tra le opere spiccano la Cena in Emmaus, attribuita a Calisto Calisti, e la raffinata Madonna del Rosario, dipinta nel 1609 da Giuseppe Bastiani, oltre a diversi cicli pittorici del Cinquecento che decorano le pareti.
L’area absidale rappresenta il culmine artistico del tempio: nell’abside di destra si ammira l’elegante affresco raffigurante il Padre Eterno e la Madonna della Misericordia, realizzato da Jacopo Siculo, mentre nell’abside centrale domina uno sbalorditivo ciclo dedicato all’Incoronazione della Vergine, all’Adorazione dei pastori e alla Dormitio Virginis, completato nel 1516 grazie al talento congiunto di Vincenzo Tamagni e Giovanni da Spoleto. Infine, nell’abside di sinistra, si conserva una preziosa collezione di terrecotte policrome cinquecentesche di eccellente fattura.

Esplorare l’antico cuore de “La Terra”
Salire verso “La Terra” significa compiere un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, addentrandosi nel nucleo originario e più antico di Arrone. L’abitato si arrampica spavaldamente lungo la sommità di uno sperone roccioso, il punto strategico scelto nel Medioevo dai nobili Arroni — i primi feudatari del luogo — per erigere il proprio castello, protetto da torri di guardia e da una solida cinta muraria.
Per accedere a questo labirinto di pietra occorre percorrere una salita ripida e suggestiva che conduce direttamente all’antica Porta San Giovanni, caratterizzata da un maestoso arco ogivale che da secoli segna il confine di ingresso al castello. Una volta superata la porta, il tessuto urbano si snoda tra vicoli stretti, rampe e sottopassi ad arco pensati per dare stabilità alle abitazioni medievali. Raggiunta la sommità, ci si ritrova in una piazza allungata che mette in comunicazione la caratteristica torre civica a pianta quadrata con la trecentesca Chiesa di San Giovanni Battista. Proprio questa chiesa, edificata tra il XIV e il XV secolo come antica pieve attorno alla quale siriorganizzò la vita della comunità, merita una sosta approfondita. Situata in una posizione panoramica straordinaria, la struttura presenta una facciata a capanna essenziale e un interno ad unica navata con abside poligonale interamente ricoperto da affreschi di scuola umbra. Dai punti più alti de “La Terra”, lo sguardo può spaziare liberamente sulle vette circostanti della Valnerina e seguire il nastro d’acqua del fiume Nera che scorre lento nel fondovalle.

Fare trekking alla scoperta delle secolari miniere di Buonacquisto
Per chi ama abbinare il fascino della storia alle escursioni nella natura, una tappa fondamentale del territorio arronese è rappresentata dalla frazione di Buonacquisto. Il piccolo abitato, fondato secondo le fonti storiche intorno all’anno 880, si trova lungo un antico tracciato viario che in passato collegava il bacino del Lago di Piediluco con il sovrastante castello di Polino. Ancora oggi il borgo conserva intatta la sua struttura castellana di mezza costa, con le case disposte in cerchi concentrici che seguono l’andamento del pendio. Oltre alla sua architettura medievale, Buonacquisto è celebre per le curiose leggende sorte attorno all’origine del suo nome, sebbene non trovino riscontri documentali o antropologici ufficiali. La tradizione più popolare narra che la contessa Vannelli, signora del castello, ricevette la visita dell’imperatore Federico Barbarossa nel XII secolo.
Sorpreso dalla modestia e dalla povertà dei luoghi, il sovrano chiese alla donna come potesse prosperare quella comunità; la contessa, chiamando a sé gli abitanti, rispose orgogliosa che il vero “buon acquisto” del feudo erano proprio i suoi sudditi, operosi e fedeli. Un’altra ipotesi, decisamente più ironica, racconta invece che a seguito di una dura battaglia un gruppo di conquistatori prese il controllo del castello e, una volta entrati e constatata la totale mancanza di ricchezze, esclamò sarcasticamente di aver fatto proprio un “buon acquisto”. Al di là del folclore, il passato recente di Buonacquisto è indissolubilmente legato all’archeologia industriale e all’estrazione mineraria. A partire dal 1918 e fino agli anni Cinquanta del Novecento, la zona fu un importante centro di estrazione della lignite. Oggi quel retaggio si è trasformato in un suggestivo itinerario escursionistico immerso nei boschi, dove un percorso trekking ben segnalato permette ai visitatori di camminare tra i vecchi imbocchi delle gallerie, i ruderi degli alloggi degli operai e le strutture di lavorazione, offrendo una testimonianza toccante della memoria operaia della Valnerina.

Va di borgo in borgo, di castello in castello, di eremo in eremo, di santuario in santuario. Amante ed appassionato di Umbria, al servizio di un territorio da raccontare attraverso le sue infinite eccellenze. Una passione che nasce sui banchi di scuola, dagli atlanti di geografia e dai sussidiari di storia dell’arte.








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