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Valnerina, dove il bello è anche buono: Castelluccio di Norcia e la Lenticchia IGP

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Valnerina, dove il bello è anche buono: Castelluccio di Norcia e la Lenticchia IGP
05/02/2026 Tempo di lettura: 3 min.

La Piana di Castelluccio, che ha per sfondo i leggendari e misteriosi Monti Sibillini, sembra addirittura un paesaggio tibetano, situata com’è a 1300 metri sopa il livello del mare, nel cuore dell’Appennino Centrale. La strada che punta dritto verso il borgo, avvolto nei colori dell’Umbria, attraversa l’omonimo altipiano che produce le lenticchie più rinomate d’Italia, famose per la delicatezza che le contraddistingue e non meno per le loro dimensioni extra -small (il diametro di ciascuna lenticchia misura appena 2 mm).

Dalla terra alla tavola, quando la genuinità incontra la tradizione

La coltivazione delle lenticchie di Castelluccio è sempre stata biologica, non per moda recente ma per tradizione secolare, che da parti risuona come un mantra: sul terreno della valle, particolarmente ricco di argilla, a rotazione un anno lenticchie, un altro frumento ed un altro ancora maggese. Poi si ricomincia. Questo sistema non conosce soluzioni di continuità e consente di non vessare eccessivamente il terreno. Il non impiego di prodotti chimici e la lavorazione, che viene effettuata a mano, giustificano il prezzo elevato delle vere lenticchie di Castelluccio.

Valnerina, dove il bello è anche buono: Castelluccio di Norcia e la Lenticchia IGP

Come riconoscere le lenticchie IGP di Castelluccio

Se ne raccolgono ogni anno meno di 1000 quintali e, per riconoscerle a vista, bisogna sapere che quelle autentiche, oltre ad essere piccole, compongono un mixage di tre semi differenti: verdi, rossi e zigrinati. In aggiunta si caratterizzano per una buccia tenerissima che non necessità di essere posta troppo a lungo nell’acqua. Ultima garanzia: quasi tutta la produzione è commercializzata da una cooperativa locale.

Valnerina, dove il bello è anche buono: Castelluccio di Norcia e la Lenticchia IGP

Le lenticchie in cucina

In Italia ci si ricorda delle lenticchie solamente a Capodanno, quando tradizionalmente le si unisce a cotechini e zamponi per il cenone di San Silvestro in virtù del valore scaramantico che viene loro attribuito. In realtà si possono utilizzare per tutta la durata dell’anno, unendo il loro sapore inconfondibile ad altri ingredienti per poi ottenere piatti salutari e gustosi: minestre, risotti, zuppe, insalate, stufati con verdure, spezzatini in umido e chi più ne ha più ne metta. Per una corretta cottura delle lenticchie di Castelluccio è necessario utilizzare pochissimo liquido, così da ridurre al minimo la perdita di sali e vitamine. Ottimo, a questo proposito, l’utilizzo della pentola a pressione la quale riduce il tempo di cottura senza la necessità di eccessiva acqua.

Valnerina, dove il bello è anche buono: Castelluccio di Norcia e la Lenticchia IGP

Alcune caratteristiche

Le lenticchie sono semi di una pianta erbacea, la “lens esulenta”, appartenente alla famiglia delle leguminose e caratterizzata da uno stelo rampicante, ramoso, che raggiunge un’altezza di 50 cm i cui baccelli contengono circa 2-3 semi tondi e schiacciati come piccole monete. Pare che le lenticchie siano un alimento caratterizzato da un alto contenuto di proteine, una discreta quantità di zucchero ed una percentuale molto bassa di grassi. In aggiunta sono ricche di vitamine, fibre e sali minerali. Mangiandone spesso, si possono dunque prevenire parecchi disturbi contribuendo così ad una dieta sana, equilibrata e completa.

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La lenticchia nel mondo antico

Pare che la lenticchia detenga il primato di più antico legume coltivato. Non a caso, in base allo studio di alcuni reperti fossili, è stato dimostrato che la lenticchia veniva coltivata già nel 7000 a.C nell’Asia Sud-occidentale, in aree che corrispondono alla Siria Settentrionale per poi diffondersi in tutto il bacino del Mediterraneo. Secondo alcune indagini, il nome di una delle più importanti gens romane, quella dei Lentuli, deriva appunto dal nome latino della lenticchia, “lens”. Anche in epoca romana Catone dettò alcune norme per cucinarle nel modo migliore e Galeno, celebre medico della Roma Antica, ne sottolineò le virtù terapeutiche. Certamente noto a tutti, è l’episodio della Bibbia in cui Esaù vendette al fratello Giacobbe il titolo di primogenitura in cambio di un fumante piatto di lenticchie.

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